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DDR nostro vanto

La lettera del capitano, il nostro vanto… qualcuno dovrebbe chiedergli scusa prima dell’arrivederci che ci diremo domani. E non parlo della società, loro non gli dovevano niente, gli hanno rinnovato il contratto due volte quando gli è servito e oggi fanno una cazzata pensando di poter fare a meno del calciatore e dell’uomo. Ma loro non sono romanisti. Quelli che dovrebbero chiedere scusa sono quei tifosi che per anni lo hanno calunniato e insultato. E non sono pochi… capitan ceres, lo sgarro sotto la barba, non gioca da 3 anni… Daniele è stato bravo a prendere solo l’amore di questa città che può essere immenso. Domani che sia una grande festa, DDR è un nostro orgoglio, e ci lasciamo con la certezza che ci rincontreremo presto, lui senza Roma non sa stare:

Queste le sue parole:

Che te ridi regazzi’?

So’ felice!

Perché sei felice?

C’ho la maglietta della Roma

Ma non è che è falsa?

Ma no, il numero l’ha cucito mia zia…

E se te dico che la indosserai più di seicento volte?

A me ne basterebbe una di partita.

Riguardando questa foto, che ormai conoscete tutti, mi rendo conto di quanto io sia stato fortunato, una fortuna mai data per scontata e per la quale non sarò mai abbastanza grato.

È stato un viaggio lungo, intenso, sempre accompagnato dall’amore per questa squadra.

Questa gratitudine non voglio lasciarla sospesa per aria, perché, mentre scrivo la parola grazie, non mi passano per la testa dei concetti astratti, ma dei ricordi e delle sensazioni, delle facce e delle voci.

Permettetemi di ringraziare tutta la Roma che ho conosciuto:

la famiglia Sensi, il presidente Pallotta.

Tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato e lavorano a Trigoria.

Gli allenatori che mi hanno guidato, ognuno mi ha insegnato qualcosa di importante, nessuno escluso.

Gli staff medici che si sono presi cura di me; Damiano, senza il quale le mie presenze con questa maglia sarebbero state sicuramente meno.

I miei compagni, la parte più intima del mio lavoro: sono la mia famiglia. La quotidianità dello spogliatoio di Trigoria sarà quella che mi mancherà di più.

Bruno, che ha visto in me qualcosa di speciale e mi ha portato in questo fantastico settore giovanile. È lì che, una mattina di agosto, ho incontrato Simone e Mancio, che mi sono rimasti accanto finora e resteranno per tutta la vita.

Grazie a Davide, anche lui accanto a me per tutta la vita.

Grazie a Francesco. La fascia che ho indossato l’ho ricevuta dalle mani di un fratello, di un grande capitano e del calciatore più straordinario al quale io abbia mai visto indossare questa maglia. Non capita a tutti di giocare 16 anni accanto al proprio idolo. Riconsegno questa fascia, con rispetto, ad Alessandro. Un altro fratello che sono sicuro ne sia altrettanto degno.

Grazie a papà e mamma per avermi cresciuto trasmettendomi due valori che sono ogni giorno con me: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso e dai una mano a chi è in difficoltà.

Grazie a Ostia, alla sua gente e al suo mare, che mi hanno svezzato da bambino, accompagnato da adolescente e riaccolto da adulto.

Grazie anche a chi mi ha sopportato e supportato tra le mura di casa: senza Gaia, Olivia e Noah e soprattutto Sarah sarei la metà dell’uomo che sono oggi.

Grazie ai tifosi della Roma, i miei tifosi. Mi permetto oggi di dire miei, perché l’amore che mi avete dato mi ha permesso di continuare ad essere in campo parte di voi. Siete stati la ragione per cui tante volte ho scelto di nuovo questa città. Domani sarà la seicentosedicesima volta in cui io considererò questa scelta, la scelta giusta.

Il 26 maggio di qualche anno fa abbiamo vissuto una giornata dopo la quale pensavamo di non poter tornare a sorridere. Lo pensai anche io, finché non vidi il tatuaggio di un tifoso con scritto “27 maggio 2013, eppure il vento soffia ancora”. Non so a chi appartenesse questo tatuaggio, ma so che il vento ricomincerà a soffiare anche da questo 27 maggio.

Mai come in questi giorni ho sentito il vostro affetto: mi ha travolto e mi ha riempito il cuore. Mai come in questi giorni vi ho visto così uniti per qualcosa. Ora, il regalo più grande che mi potete fare è mettere da parte la rabbia e tutti uniti ricominciare a soffiare per spingere l’unica cosa che ci sta a cuore, la cosa che viene prima di tutto e tutti, la Roma.

Nessun mai vi amerà più di me.

Arrivederci.

Daniele De Rossi

Chiedi chi era De Rossi

Daniele De Rossi ci lascia. Anche questo momento è arrivato… inevitabile come l’addio di Francesco Totti, ma forse stavolta più inaspettato e per certi versi più doloroso. Francesco si è arreso al tempo, ha resistito più che ha potuto arrivando a fare la differenza anche dopo aver passato i 40, De Rossi probabilmente si è arreso al suo amore per la Roma, capendo che il suo fisico non gli avrebbe permesso di aiutarla come avrebbe voluto.

Totti e De Rossi, hanno accompagnato gli ultimi 20 anni di Roma, i momenti belli, qualche vittoria, tante delusioni… due personaggi enormemente diversi che però hanno rappresentato al meglio la romanità completandosi e creando un rapporto con la città difficilmente ripetibile.

Di Totti si è scritto tanto… i suoi numeri, i video dei suoi goal parlano da soli e resteranno in eterno. Tra 30 anni a un ragazzo che tifa Roma basterà far vedere qualcuno dei goal di Francesco per spiegargli la classe, il genio di questo grande campione. Ma come potremmo spiegare chi era Daniele?

De Rossi qui a Roma è stato quasi sempre il numero due…. “la Roma di Totti e… De Rossi”, si è sempre detto. Eppure quest’anno saluteremo un vero numero uno, il vero leader della Roma dell’ultimo ventennio ! Un calciatore di un carisma e personalità difficilmente eguagliabili, un grandissimo calciatore e un vero ROMANISTA.

Nella sua carriera De Rossi alla Roma è probabilmente molto in credito. Mentre Francesco Totti ha dato tantissimo ma anche ricevuto tantissimo (la gioia di uno scudetto, la fascia di capitano per un ventennio, l’amore eterno della città che lo ha fatto Re), De Rossi nonostante le sue incredibili capacità tecniche e tattiche da calciatore non ha mai vinto lo scudetto a Roma da protagonista, ha pagato il non giocare nella Roma più forte della sua storia ed ha pagato l’ombra di Totti.

Capitan Ceres, lo sfregio sotto la barba, sono 5 anni che non gioca… ma quante ne ha dovute passare Daniele? Ha pagato sempre lui per la Roma, e non gli abbiamo mai perdonato niente. Il rinnovo del 2012, quando De Rossi era uno dei primi 3 centrocampisti in Europa… un contratto che la vecchia dirigenza non poteva rinnovare e arrivato a scadenza. De Rossi che poteva andare gratis in qualsiasi squadra avesse voluto. Il Chelsea lo avrebbe coperto d’oro, invece De Rossi si è accordato con la Roma. La gente gli ha sempre fatto pesare quei 6 milioni a stagione, eppure lui avrebbe potuto prendere quasi il doppio se non fosse stato così innamorato dei colori giallorossi.

Il mio più grande rimpianto è di avere solo una carriera da poter donare alla Roma

Daniele De Rossi non è stato mai banale. Sempre lucido nelle interviste, sempre schietto e sempre molto intelligente. Probabilmente per questo tutti noi sappiamo che diventerà un grandissimo allenatore, come lo è il Papà con la primavera e anche molto di più. Qualcuno spinto dall’amore lo vorrebbe subito, ma no, Daniele non si deve bruciare… deve finire soddisfatto la sua carriera da calciatore, fare le sue esperienze e poi tornare qui ed allenare la nostra squadra. Lui non è Ancelotti, che dice da 20 anni che prima o poi allenerà la Roma, Daniele la Roma la allenerà sul serio e speriamo che il destino gli renda quelle vittorie che non ha potuto avere da calciatore.

614 Presenze, 18 stagioni con una sola maglia. Il secondo calciatore della nostra storia ci saluterà a Roma – Parma. Per molti sarà forse meno emozionante dell’addio di Francesco, ma non per chi l’ha vissuto per tutta la carriera. Probabilmente tanti non si ricordano quanto è stato forte De Rossi calciatore, e tanti non capiscono quanto sia importante l’uomo nello spogliatoio. De Rossi con la sola presenza riesce a trasmettere la vera essenza di essere Romanista, ti basta guardarlo in faccia per capire l’orgoglio che prova indossando i colori della sua Città, ma proprio per la carriera che ci ha donato dobbiamo con riconoscenza “concedergli” questa esperienza all’estero, felici che abbia scelto di farla oggi e non a 28 anni. La speranza è che tutti i tifosi mettano da parte a Roma – Parma tutta la delusione della stagione, gli attriti con la società, e gli regalino una festa come assolutamente merita.

ARRIVEDERCI (ma presto!) CAPITAN FUTURO